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Il 4.0 è una priorità del sistema Paese

22/12/2016 - IL 4.0 è una priorità del sistema Paese

In arrivo incentivi fiscali alle imprese per 13 miliardi nel 2017.

Il Ministro dello Sviluppo economico ha coordinato in questi mesi la stesura del piano, che prevede un intervento da 13 miliardi di risorse pubbliche per attivare investimenti innovativi con incentivi fiscali. L’intervento viene spalmato per le casse pubbliche in sette anni tra il 2018 e il 2024, per sostenere investimenti privati nel 2017 con il supporto di superammortamento, iperammortamento, Nuova Sabatini e investimenti supportati dal credito di imposta per la ricerca. 

Il piano per l’industria 4.0 contiene provvedimenti per mobilitare investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, per progetti early stage, per la formazione specialistica su questi temi, più alcune detrazioni, agevolazioni e incentivi per startup, pmi innovative e venture capital.

Un’ulteriore dote da 10 miliardi viene indicata nel piano per quelle che sono definite «direttrici di accompagnamento»: il rafforzamento della detassazione del salario di produttività (1,3 miliardi tra il 2017 e il 2020), la diffusione della banda ultralarga tra le imprese (6,7 miliardi già stanziati), il rifinanziamento del Fondo di garanzia Pmi (900 milioni), le catene digitali e l’internazionalizzazione del made in Italy (100 milioni), i contratti di sviluppo con focus su Industria 4.0 (1 miliardo già stanziato).

Una sezione specifica riguarda la scuola, le università e i centri di ricerca. Con questa serie di misure il governo stima di aumentare gli investimenti privati di 10 miliardi annui, passando da 80 a 90 miliardi, già nel 2017. Nell’intero periodo del piano invece, quindi il 2017-2020, la spesa privata in ricerca e sviluppo dovrebbe aumentare di 11,3 miliardi con maggiore focus su tecnologie Industria 4.0. E gli investimenti early stage, sostenuti a loro volta da un pacchetto di sgravi per il venture capital, dovrebbero crescere nel periodo di 2,6 miliardi. Sempre il Ministro ha precisato che non sarà un piano simile a quello che hanno fatto i tedeschi. Il sistema industriale italiano è profondamente diverso e, ad esempio, nel piano potranno trovare spazio anche le Pmi, attraverso dei meccanismi particolari. Non ci saranno più bandi a pioggia su ricerca e sviluppo, ma saranno riorientati quegli strumenti che invece hanno funzionato.

Tutto il piano, ha rimarcato Calenda, è stato costruito sulla base di incentivi fiscali orizzontali, che l’azienda può attivare nel suo bilancio, senza dover fare domande e farsele approvare. Per quanto riguarda i tempi attuativi, il Ministro Calenda ha dichiarato che le misure entreranno nella legge di bilancio. Il piano, più ambizioso anche delle versioni iniziali, dispone un impegno maggiore rispetto a programmi già varati da altri grandi economie europee. Positivi i commenti giunti dalle imprese e diverse realtà confindustriali.  Se il piano parte con larghi consensi, è anche vero che bisognerà verificarne con attenzione l’implementazione. Per questo il Ministro Calenda ha promesso che seguirà  direttamente l’attuazione degli obiettivi previsti dal progetto. Chiaramente le prospettive sono talmente importanti e trasversali allo sviluppo economico-sociale, da coinvolgere anche altri ministeri oltre a quello dello sviluppo: ad esempio Istruzione, Lavoro, Politiche agricole e Ambiente. Altrettanto coinvolti centri di ricerca e università, il cui compito ed impegno sarà evolversi in centri di eccellenza. La gestione del piano nazionale e le eventuali correzioni in corsa saranno affidate quindi ad una “cabina di regia” che riunirà i vari attori pubblici e privati. L’organismo, sempre a detta del Ministro, funzionerà come un’assemblea degli azionisti che si riunisce circa una volta ogni 6 mesi e analizza in modo severo cosa non funziona e cosa deve essere cambiato. Il primo passo, però, è far conoscere il piano e diffondere il concetto stesso di Industria 4.0, portandolo fuori dal circolo degli addetti ai lavori. 

 

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